Vivere in gruppo, che sia per lavoro, per studio o per scelta di vita è tanto appassionante quanto sfidante. Come bilanciare i bisogni individuali con la progettualità di gruppo? Come gestire l’inevitabile conflitto?  Con Lucilla Borio esploriamo strumenti utili e preziosi per una migliore consapevolezza di sé e delle dinamiche di gruppo. Incontro con gli studenti del Dipartimento di Scienze Umane dell’Ambiente e del Territorio in collaborazione con l’Università degli studi di Milano.

In collaborazione con il Dipartimento di Scienze umane dell’ambiente del territorio e del paesaggio dell'Università degli Studi di Milano

2 novembre 2019

Alice Giulia Dal Borgo: Professore Associato per il SSD M-GGR/01 Insegnamenti di Geografia regionale e Geografia dell’ambiente e del paesaggio Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – Settore di Beni Ambientali Università degli Studi di Milano: http://users.unimi.it/labb/index.html

Coordinatore del programma: Graziano Consiglieri

Relatori: Massimo Candela (Permacultura); Lucilla Borio (dinamiche di gruppo) https://php7.torri-superiore.org/ecovillaggio/la-comunita-residente/ 

Oggi si riparte, con nuove energie possiamo seguire la seconda tappa del corso che si presenta subito intensa e partecipata.

La danza del pesce: nuotare insieme!

Carta e penna, pronti a prendere appunti ascoltiamo Lucilla che ci chiede di…fare la danza del pesce!

Cosa vuol dire? Immagina che la tua mano sia un pesce che si muove nel mare. Fatto? Ora muovi la mano, alzati e cammina per seguirla. Ora la tua mano-pesce incontra la mano-pesce di qualcun altro, bisogna cercare di nuotare insieme, coordinandosi (i pesci sono muti: non vale usare la voce!) difficile? Ma no, dai, il bello arriva ora: nuotiamo in gruppo! Diverse mani-pesce che nuotano insieme e si tuffano, e rallentano e prendono nuova velocità. Ora si che si danza…ops, ti ho pestato il piede!

Stare insieme

Cosa succede quando si sta insieme agli altri?

Succede che emergono le relazioni: quella con il proprio sé, quella con gli altri e quindi la necessità di gestire le situazioni di gruppo.

A volte si crede che entrare in gruppo o una comunità, come quella di un ecovillaggio (si, anche quello di Torri Superiore!) significa trovare un rifugio. E’ così?

Non esattamente. Significa trovare tante cose belle e anche nuovi problemi di relazione. Nella realtà quotidiana, tutti i gruppi, quando si mettono insieme, hanno difficoltà.

Massimo e Lucilla: 30 anni di dinamiche di gruppo!! L’esperienza si racconta…
foto di Anja Rampoldi

Un' introduzione alle dinamiche di gruppo

Ad aiutarci a comprendere queste complesse e delicate dinamiche di gruppo sono gli studi di un docente australiano della Griffith University, Bill Metcalf, presidente della ICSA International Communal Studies Association http://www.communa.org.il/icsa/index.php/ics/about-us, https://www.ic.org/author/bill-metcalf/

Bill Metcalf, dopo anni di studi sulle comunità intenzionali, presenta dei dati confortanti:

1. Circa il 50% delle persone che cercano di creare un gruppo rimangono fermi alla discussione, ovvero su chi, come, quando, dove e perché creare il gruppo stesso

2. Di quelli che riescono a realizzare il primo progetto comunitario, dopo due anni la metà manca all’appello

3. Dopo 5 anni si contano i sopravvissuti: circa il 10%

Sul fatto che i dati sono confortanti scherzavo.

E’ curioso notare, però, che sono dei dati simili a quelli che caratterizzano la nascita e il fallimento delle società commerciali.

Successo o fallimento: cosa li determina?

Che significa questo? Una cosa salta all’occhio: tra le ragioni del fallimento non si collocano ai primi posti né gli ideali, né l’obiettivo da raggiungere, questi rimangono altissimi e bellissimi. Strano?

No. Perché siamo esseri umani. Gli esseri umani sciolgono i loro gruppi per tante ragioni e tra queste una molto diffusa: litigano!

Ecco, ci siamo, perché l’argomento è al cuore di ogni rapporto, che sia con se stessi, con il partner o con il gruppo, si chiama conflitto ed emerge, anche dolorosamente, quando il disaccordo si accompagna all’ esperienza del disagio (Roberto Tecchio https://www.focusinginsideout.it/ )

Se stiamo da soli soffriamo, se stiamo insieme soffriamo... perchè?

Il dolore, dunque, quello che vogliamo evitare a tutti i costi e che l’altro ci fa provare, talvolta suo malgrado, andando a rompere la nostra fragile serenità e ci lascia arrabbiati, frustrati, con la voglia di attaccare e fare male o di scappare ed evitare.

Lo proviamo tutti, da sempre, attraversa la Grande Storia dell’essere umano come le diverse religioni (Ebraismo, Buddismo..) ci raccontano ma lo conosciamo bene anche noi per le antiche ferite che ci portiamo dentro e la vulnerabilità che ci lasciano in eredità.

Alcune iniziano con lo stesso trauma della nascita (Willi Maurer, La prima ferita), secondo Anastasia Miszczyszyn (Il potere delle radici) sono più profonde e antiche e iniziano prima ancora di venire alla luce.

Cosa facciamo della nostra vulnerabilità? La nascondiamo, dentro di noi e dietro un “abito” che ci permette di entrare in relazione con l’altro, quell’abito è la nostra personalità (Krishnananda https://www.sannyas.wiki/index.php?title=Sw_Krishnananda)

Thorvald Dethlefsen, Rudiger Dahlke, Alexander Loyd, Ben Johnson e B. Lipton ci conducono alla riflessione, al limite della nostra capacità di “fede”, di memorie iscritte nelle nostre cellule. E, soprattutto, nella fiducia che possiamo agire e riscrivere la nostra vita e cambiare noi, il nostro mondo.

Agire!

Siamo tutti rapiti, immersi nei nostri pensieri, ricordi, con il fiato sospeso. C’è un silenzio carico di attesa, cosa possiamo fare ora? Come agire?

Abbiamo la consapevolezza che condividiamo fragilità simili…siamo tutti acciaccati, insomma! Quanta strada possiamo fare e come farla insieme?

Possiamo utilizzare degli strumenti per aiutarci quando il nostro disagio nel disaccordo ci spinge alla distruzione.

Lo strumento più efficace parte dalla comunicazione. L’essere umano non può non comunicare, nemmeno quando sta in silenzio (scuola di Palo Alto, Processwork e facilitazione).

La difficile (ma non impossibile!) arte della comunicazione

Comunicazione! L’uomo ha costruito la sua cultura e se stesso e le sue relazioni per sopravvivere proprio sulla trasmissione di codici verbali e codici non verbali di significato interpretabili in base a schemi appresi culturalmente.

Decodifichiamo la realtà su molteplici livelli, spesso senza una consapevolezza chiara di ogni livello comunicativo e interpretiamo il risultato filtrandolo attraverso le nostre esperienze emotive.

Più complicati di così….!!

Nei gruppi la comunicazione non verbale, spesso non consapevole, passa anche attraverso le dinamiche e il potenziale conflitto che si crea attraverso i ruoli e i ranghi: da non confondere con il potere, poiché il rango ha che fare con una personale capacità di gestire la nostra psiche e la nostra spiritualità (Arnold Mindell https://en.wikipedia.org/wiki/Arnold_Mindell )

Comunicazione responsabile = comunicazione sostenibile

Abbiamo la responsabilità di rendere la comunicazione sostenibile.

Responsabilità…sostenibilità, sfoglio i miei appunti e ritrovo le stesse parole nell’etica della Permacultura. Che ci sia una connessione?

E allora entriamo nel campo d’azione, come può essere sostenibile una comunicazione? Attraverso il feedback relazionale. Ovvero, cerco di spiegarti come mi sento quando tu ti comporti così.

Come per un campo richiede cura, tanta cura e fatica ma il raccolto è una relazione autentica, basata sulla fiducia e quella parola abusata: rispetto dell’altro da sé…che se poi abbiamo connessioni tanto unite non è poi così diverso da me…Devo ammetterlo, ho un po’ le vertigini!

E’ tempo di provare e di metterci in gioco con un gioco!

Giochiamo!

Utilizziamo le carte presenti in Facilitiamoci! un manuale, scritto e disegnato a tre mani da tre giovani donne Melania Bigi, Martina Francesca, Debora Rim Moiso, che provano a capire e a farci capire con humor e dolcezza l’arte di prendersi cura del gruppo.

Ispirati dai bellissimi disegni scegliamo alcune carte e scopriamo connessioni impreviste con i nostri compagni di gioco e nuovi spunti di riflessione…

copertina libro "Facilitiamoci"

E ora?

La campana dell’ecovillaggio suona e ci ricorda che il pranzo ci aspetta. I nostri neuroni ne hanno bisogno e anche la nostra pancia e il nostro palato!!

Abbiamo finito il corso ma l’attività all’ecovillaggio non è terminata. Nel pomeriggio ci riuniamo ancora attorno alle grandi tavolate, studenti, ospiti e comunità per un laboratorio di cucina di gnocchi che faranno parte del menu della cena e di pane, per il pranzo a sacco di domani, giorno di partenza.

facciamo gli gnocchi insieme all'ecovillaggio di torri superiore
ultima cena per i partecipanti al corso di permacultura presso l'ecovillaggio torri superiore
Grazie ragazzi!!! Grazie Anja Rampoldi per la condivisione della foto!!!

Francesca

author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *